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sabato 23 gennaio 2016

Album della Notte 3a - SaffronKeira Synecdoche


Dopo aver vagato verso altre sonorità, torniamo finalmente alle atmosfere notturne, che fin dall'inizio di questa esperienza avevano caratterizzato le nostre selezioni musicali.

La scelta di questo album deve essere considerata la naturale prosecuzione delle prime due parti della sezione "AlbumDellaNotte", dove avevamo ascoltato i The Last Hurra!! e Benjamin Clementine; in questo caso a colpirci è stata l'estrema eleganza che contraddistingue l'album di SaffronKeira.

Breve parentesi, chi è o chi sono o cosa sono SaffronKeira? Visto che per la prima volta Wikipedia non è corsa in nostro aiuto, abbiamo dato uno sguardo alla meta preferita di ogni stalker digitale, Facebook, qui le nostre domande hanno trovato le attese risposte: SaffronKeira è un progetto partorito nel 2008 dalla geniale mente di Eugenio Caria - l'alter ego di SK -, caratterizzato da una estrema libertà creativa, come testimoniano anche i lavori precedenti all'album oggi proposto.
L'album si compone di 11 tracce, molto diverse tra loro (dall'elettronica al TripHop), di cui ben 9 frutto di collaborazioni con altri artisti che accentuano l'eterogeneità del risultato finale.
Ma adesso silenzio, lasciamo spazio alla musica ed alle sue atmosfere.
Buon ascolto notturno!
P.S. copertina a schermo intero dovuta quale migliore interpretazione del concetto AlbumDellaNotte!

lunedì 4 gennaio 2016

From Here To Eternity ... e poi arrivò Giovanni Giorgio!


Forse senza il sintetizzatore non avremmo conosciuto "questo" Giorgio Moroder e non avremmo potuto scoprire quanto possa essere coinvolgente l'elettronica: per fortuna questo what if non si è verificato e noi possiamo gustarci From Here To Eternity, l'album che ha lanciato definitivamente nella grande musica uno dei compositori italiani più influenti di sempre nella storia del pop.
Da lui in poi saranno molti gli artisti dietro una tastiera, da Jean Michel Jarre ai Royksopp, dai Daft Punk ai Chemical Brothers.

Ecco il degno omaggio firmato dai Daft Punk, ecco il Sound Of The Future (*):

"From Here To Eternity", firmato semplicemente come "Giorgio", dura una trentina di minuti, e corre come un treno dall'inizio alla fine. È composto da otto tracce, otto piccole suite di pop-metallico dai potenti bassi decisi e dalle sorprendenti aperture vocali melodich(Cit. OndaRock).

Prima di passare all'ascolto dell'album su Spotify, per comprendere il personaggio, suggerisco di guardare il video (qui sotto postato) che mostra il Giorgio Moroder di fine anni 70, occhiali da sole, baffoni e la sua tuta "da sera".

(*) qui il testo di Giorgio By Moroder
When I was fifteen, sixteen when I started really to play the guitar
I definitely wanted to become a musician
It was almost impossible because the dream was so big
I didn't see any chance because I was living in a little town, I was studying.
And when I finally broke away from school and became I musician
I thought "well I may have a bit of a chance"
Because all I every wanted to do is music but not only play music
But compose music.
At that time, in Germany, in 1969-70, they already had discotheques
So I would take my car and go to a discotheque and sing maybe 30 minutes
I think I had about 7-8 songs. I would partially sleep in the car
Because I didn't want to drive home and that help me for about almost 2 years
To survive. I
n the beginning,
I wanted to do a album with the sound of the 50s,
the sound of the 60s, of the 70s and then have a sound of the future.
And I said: "Wait a second?
I know the synthesizer, why don't I use the synthesizer which is the sound of the future."
And I didn't have any idea what to do but I knew I needed a click so we put a click on the 24 track
which was then synch to the moog modular.
I knew that it could be a sound of the future but I didn't realise how much impact it would be.
My name is Giovanni Giorgio, but everybody calls me Giorgio.
You want to free your mind about a concept of harmony and of music being correct,
you can do whatever you want.
So nobody told me what to do,
and there was no preconception of what to do.

mercoledì 2 dicembre 2015

Guest Selection - Part II

Con questo siamo già al secondo capitolo "Guest Selection", ancora l'amica Martina che ci ha preso gusto e per il blog è un piacere ri-pubblicarle una recensione.
Ecco un altro album che amo.
Black Sands-Bonobo.
Nonostante non sia una fautrice dell'elettronica, questo album è riuscito a trasmettermi ottime emozioni, tanto da annoverarlo tra i miei album preferiti in assoluto.
Album decisamente vario, non monotono, adatto a diversi momenti della giornata...
Contiene pezzi "notturni" (come Black Sands), collaborazioni importanti (Andreya Triana, artista dalla voce stupenda ed estremamente sensuale), pezzi che sono adatti alla corsa poichè il ritmo è trascinante e spesso molto coinvolgente, quindi perfetto per questo scopo (tra le altre spicca "We Could Forever").
Insomma..
Un album a mio avviso molto interessante.
Buon Ascolto!

martedì 27 ottobre 2015

Tutto iniziò grazie ad Alan Parsons ed al suo "progetto"

1976 un oscuro ingegnere del suono, dopo collaborazioni con alcune band semisconosciute (BeatlesPink Floyd...), pubblica il suo primo project Tales Of Mystery And Imagination Edgar Allan Poe.

L'album vede la luce grazie al sodalizio tra il nostro ingegnere - Alan Parsons -, Andrew Powell, direttore della Philarmonia Orchestra, ed Eric Woolfson, noto produttore e compositore: d'ora in poi saranno "The Alan Parsons Project".

Un anno dopo esce I Robot, album improntato al rock progressivo, dal marcato tratto futuristico., che rivoluzionerà la musica elettronica negli anni a venire.

A farla da padrone è il sintetizzatore, che verrà largamente usato, soprattutto nei brani strumentali, mediante un'elettronica messa al servizio della melodia.

Il risultato è un lavoro vario con contaminazioni di vari generi musicali dal progressivo al pop, dal funky alla disco.

Non mancano rimandi sonori ai lavori precedenti di Alan, tra le note riesce a scorgersi The Dark Side Of The Moon, frutto della collaborazione di appena 4 anni prima.

Da adesso in poi (grazie anche all'imponente figura di Giorgio Moroder, che si afferma proprio in quegli anni e su cui mi riprometto di tornare a breve) anche chi sta dietro ad una console verrà visto come un artista, ci sarà chi sostituirà la chitarra con un mixer.


Il disco è pieno di sorprese, che lascio a chi vorrà ascoltare con attenzione questo piccolo capolavoro dimenticato.


Il successo di I Robot verrà replicato nel 1982 con Eye In The Sky, ma questa è un'altra storia...